16 Luglio: Duran Duran a Roma
Qualche migliaio 30-40enni romani, un uomo ogni cinque donne la proporzione, ieri è salito sulla macchina del tempo ed è ritornato adolescente per una sera.
Ci siamo ritrovati uniti come tanti anni fa, senza altra priorità che non fosse urlare a squarciagola i nomi di Simon, Nick, John e Roger, ripescando dal baule dei ricordi i testi delle canzoni tante volte storpiati, storpiandoli allo stesso modo anche se nel frattempo ci siamo magari laureati in lingue e abbiamo viaggiato in tutto il mondo.
Che emozione, ragazzi!
Quanti ricordi, quanti adesivi attaccati sul diario di scuola sognando un incontro, le cassette registrate dalla radio, le lacrime imploranti il permesso (negato) di andare a vedere da vicino gli amati, le ore davanti alla TV aspettando un'apparizione per poi rivederla mille e mille volte analizzando ogni espressione!
E ieri sera i Duran Duran erano finalmente lì sul palco, davanti ai fedelissimi e a qualche nuova leva, a cantare i nuovi pezzi e a farci commuovere con le vecchie glorie, da The Reflex a Girls on film, Hungry like the wolf, la magica Save a prayer, l'irriducibile Wild boys senza tralasciare uno scatenato bis con Rio.
Non ci siamo fatti mancare nemmeno l'attesa all'uscita dal backstage sperando almeno in un autografo, speranza che a un certo punto sembrava stesse per diventare concreta, con la saletta adibita appositamente dall'organizzazione per l'incontro con i fan... e invece le automobili sono sfilate via silenziosamente, i vetri oscurati e nemmeno un piccolo cenno di saluto da parte di questi "ragazzi selvaggi" con qualche ruga di più e qualche capello di meno, ma capaci di fermare il tempo e invertire la rotta per lo spazio di un concerto.
Certo è che, se vent'anni fa eravamo delle ripugnanti bambine con i brufoli (per non parlare delle chiome cotonate), isteriche e quasi totalmente idiote, ieri sera i nostri bei figliuoli 50enni di Birmingham ci avrebbero guadagnato senz'altro a fermarsi un quarto d'ora in mezzo a uno stuolo di emozionate 30enni...
Ci siamo ritrovati uniti come tanti anni fa, senza altra priorità che non fosse urlare a squarciagola i nomi di Simon, Nick, John e Roger, ripescando dal baule dei ricordi i testi delle canzoni tante volte storpiati, storpiandoli allo stesso modo anche se nel frattempo ci siamo magari laureati in lingue e abbiamo viaggiato in tutto il mondo.
Che emozione, ragazzi!
Quanti ricordi, quanti adesivi attaccati sul diario di scuola sognando un incontro, le cassette registrate dalla radio, le lacrime imploranti il permesso (negato) di andare a vedere da vicino gli amati, le ore davanti alla TV aspettando un'apparizione per poi rivederla mille e mille volte analizzando ogni espressione!
E ieri sera i Duran Duran erano finalmente lì sul palco, davanti ai fedelissimi e a qualche nuova leva, a cantare i nuovi pezzi e a farci commuovere con le vecchie glorie, da The Reflex a Girls on film, Hungry like the wolf, la magica Save a prayer, l'irriducibile Wild boys senza tralasciare uno scatenato bis con Rio.
Non ci siamo fatti mancare nemmeno l'attesa all'uscita dal backstage sperando almeno in un autografo, speranza che a un certo punto sembrava stesse per diventare concreta, con la saletta adibita appositamente dall'organizzazione per l'incontro con i fan... e invece le automobili sono sfilate via silenziosamente, i vetri oscurati e nemmeno un piccolo cenno di saluto da parte di questi "ragazzi selvaggi" con qualche ruga di più e qualche capello di meno, ma capaci di fermare il tempo e invertire la rotta per lo spazio di un concerto.
Certo è che, se vent'anni fa eravamo delle ripugnanti bambine con i brufoli (per non parlare delle chiome cotonate), isteriche e quasi totalmente idiote, ieri sera i nostri bei figliuoli 50enni di Birmingham ci avrebbero guadagnato senz'altro a fermarsi un quarto d'ora in mezzo a uno stuolo di emozionate 30enni...



0 commenti:
Posta un commento